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Statuto delle Imprese - Legge 180/2011

Lo Statuto delle Imprese nella formulazione finale divenuta Legge 180/2011    legge 1802011.doc

 

Statuto delle Imprese: l'intervento di Raffaello Vignali oggi alla Camera

Signor Presidente, oggi è un grande giorno per le imprese, soprattutto per le piccole e medie, che rappresentano realmente, non per modo di dire, la spina dorsale della nostra economia.
Quando la proposta di legge venne presentata, il direttore del Corriere della Sera scrisse un editoriale che si intitolava «Le buone ragioni degli indipendenti», in cui scriveva: «C'è una generazione di produttori che merita di essere ascoltata con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Paese. L'architrave di passioni e competenze che regge alla base il sistema economico; la miriade di cellule sociali che innerva la comunità civile. Autonomi, indipendenti. Ma anche invisibili. E spesso trattati male (...)».
Lo statuto delle imprese nasce inesattamente dalla preoccupazione, innanzitutto, di rendere visibili questi milioni di cittadini invisibili, che ogni giorno contribuiscono in modo decisivo alla creazione del PIL e dell'occupazione del nostro Paese.
La crisi ha reso evidente a tutti il valore del nostro sistema, fatto di economia reale, realissima, e fatto di piccole imprese. Tuttavia, sappiamo anche che è assai facile tornare ai vecchi modelli dell'economia finanziaria, dimenticando quanto la crisi ha fatto percepire a tutti, ovvero che quella italiana, se è «anomalia», come abbiamo letto nel senso dispregiativo negli anni passati, è anomalia virtuosa, e che i nostri guai non dipendono dal nostro sistema di imprenditoria diffusa, ma dal fatto di non credere fino in fondo in esso. Pag. 51
La stessa Europa con lo Small Business Act per la prima volta ha chiesto agli Stati membri di pensare innanzitutto al piccolo. Qualcuno ha definito questa posizione come un ritorno al «piccolo e bello» e forse, invece, è giunta l'ora di riconoscere che «impresa è bello», quando l'impresa è fatta del rischio che uomini e donne si assumono, scommettendo sul proprio desiderio umano e sulla positività della realtà, perché non c'è nulla di veramente grande se non è anche buono, perché solo ciò che è buono è anche grande. Lo Statuto delle imprese, allora, è innanzitutto il riconoscimento del valore non solo economico, ma anche sociale e culturale dell'intrapresa nella scia del principio di sussidiarietà.
Lo Statuto delle imprese contiene dei principi importanti, ma lo Statuto non contiene solo principi, come è stato detto da qualche commentatore: contiene anche norme immediatamente operative sui rapporti con la pubblica amministratore, come è stato ricordato dagli altri interventi, sui ritardi dei pagamenti e sugli appalti e crea riserve per gli incentivi per le piccole e medie imprese, che oggi sono praticamente escluse.
Lo Statuto istituisce anche il Garante per le micro, piccole e medie imprese, e la legge annuale.


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Ciò significa che ogni anno questo Parlamento dovrà dedicare una sessione legislativa, come accade per la legge di stabilità e per la legge comunitaria, alle piccole e medie imprese. Qualcuno ha anche criticato lo Statuto delle imprese sostenendo che il suo limite consisterebbe nell'essere a costo zero. Si potrebbe ribattere a questa obiezione citando il valore che ha avuto quarant'anni fa lo Statuto dei lavoratori che pure non prevedeva costi. Ma c'è un'altra ragione anche ed è ben più importante: le piccole imprese non chiedono incentivi, che peraltro non hanno quasi mai visto, chiedono di poter lavorare, chiedono di non dover dedicare personale a una burocrazia insostenibile ma alla produzione, chiedono di poter concentrare le loro energie su un mercato globale sempre più turbolento, incerto e concorrenziale e di vivere in un ambiente in cui lo Stato non sia un intralcio e un assillo ulteriore.
I nostri piccoli imprenditori chiedono insomma che si crei per loro quel contesto favorevole che è la prima e fondamentale condizione per la crescita, come ci ha ricordato anche la Commissione europea nella comunicazione sull'analisi annuale della crescita di pochi mesi fa. A questo mira lo Statuto delle imprese. La sua approvazione unanime, sia alla Camera che al Senato, è la miglior premessa perché ciò avvenga, così come è auspicabile che il metodo che ha portato all'esame e all'approvazione dello Statuto, che è il metodo proprio dell'intergruppo per la sussidiarietà e che è usuale - e lo dico con orgoglio - in sede di X Commissione, possa costituire il metodo con cui affrontare i provvedimenti urgenti e decisivi che attendono il Governo e il Parlamento nelle prossime settimane. Si tratta di un metodo che è imposto dall'attenzione al bene comune e non all'interesse di parte.
Domenica scorsa, 30 ottobre, cadeva anche una ricorrenza che purtroppo non è stata celebrata con il giusto onore che meritava ed era quella dei cinquant'anni dalla morte di un grande statista ed economista cui il nostro Paese deve tantissimo, Luigi Einaudi (Applausi). Credo che il miglior modo di commemorarlo sia esattamente oggi approvare questo provvedimento, di farlo tutti insieme e di ricordare anche le sue parole: «Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare Pag. 53per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi» (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Oggi con lo Statuto invertiamo quella deriva che Einaudi denunciava. Oggi inizia un percorso che vede uno Stato che non molesta ma lascia vivere, che non inceppa ma favorisce, che non scoraggia ma incoraggia chi vuole intraprendere. Lo Statuto delle imprese non è una conclusione ma è un nuovo inizio.
Infine mi consenta, signor Presidente, di ringraziare tutti coloro che hanno collaborato ad arrivare a questo risultato: tutti i firmatari delle proposte di legge, i colleghi della X Commissione innanzitutto per la passione, la competenza e l'attenzione al bene comune. Un ringraziamento particolare anche ai relatori alla Camera e al Senato, l'onorevole Raisi e il senatore Cursi, e alla presidente Dal Lago. Un ringraziamento anche ai presidenti Cicchitto e Reguzzoni e ai gruppi del Popolo della Libertà e della Lega Nord Padania ma anche a tutti gli altri gruppi di questo Parlamento.
Un ringraziamento anche agli amici dell'Intergruppo per la sussidiarietà che hanno sostenuto concretamente il nostro lavoro. Vorrei ringraziare anche il Governo ed in particolare il Presidente Berlusconi (Commenti del gruppo Partito Democratico), il Ministro Romani e i sottosegretari Casero e Saglia che hanno sostenuto ed apprezzato il nostro lavoro. Un grande ringraziamento anche ai funzionari della X Commissione e delle altre Commissioni, in particolare della V Commissione che hanno lavorato con impegno ed assiduità. Un ringraziamento anche a tutte le associazioni di impresa che tutte, senza distinzioni, hanno sostenuto fattivamente lo Statuto.
Ma, concludo, il ringraziamento più grande credo che tutti noi lo dobbiamo a quei milioni di nostri concittadini che ogni giorno, lontano dai riflettori, lavorano con una passione, una tenacia, Pag. 54una creatività, un sacrificio che troppo spesso vengono ignorati. A tutti loro, anzi a ciascuno di loro, uno a uno, oggi questo Parlamento dice grazie, grazie e ancora grazie (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

 

Lo Statuto delle Imprese in sintesi

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Lo Statuto delle Imprese approvato al Senato giovedì 20 ottobre 2011

Leggi lo Statuto delle Imprese nella versione approvata dal Senato giovedì 20 ottobre 2011    2626.pdf
 

Statuto delle Imprese: il testo approvato dalla Camera il 15 marzo 2011

Leggi il testo    testo aula approvato 15 marzo.pdf
 

L'intervento di Raffaello Vignali oggi alla Camera sullo Statuto delle Imprese (2011-03-14)

Signor Presidente, non posso negare la mia soddisfazione per il fatto che lo statuto delle imprese oggi arriva in quest'aula. È una soddisfazione certamente perché il provvedimento in esame porta anche la mia firma, ma soprattutto perché si tratta di un provvedimento fortemente voluto dalle imprese, in particolare dalle piccole, che sono - e non per modo di dire - la spina dorsale della nostra economia. Non a caso tutte le associazioni delle piccole imprese hanno sostenuto il provvedimento in esame: il presidente di una di esse l'ha definito una rivoluzione copernicana e ci hanno dato anche suggerimenti per migliorarlo.

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Il testo unificato in Aula dal 14 marzo 2011

Il testo unificato in discussione in aula dal 14 marzo 2011   testo unificato della commissione inviato al comitato dei nove.pdf
 

Statuto delle Imprese: il testo unificato

Leggi il testo unificato elaborato dal comitato ristretto adottato come testo base    statuto imprese testo unificato 2010_07_14.pdf
 

Statuto delle Imprese: il documento ufficiale della Camera dei Deputati

Scarica il pdf del documento ufficiale
 statuto imprese_ac 2754.pdf
 

Statuto delle Imprese: schede di presentazione

Leggi il documento di sintesi che illustra i principali contenuti dello Statuto delle Imprese
 statuto imprese_presentazione.pdf
 

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